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5 settembre 2021

XXIII Domenica del tempo ordinario
(Anno B)

Dal vangelo secondo Marco (4,26-34)

 
In quel tempo, Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

COMMENTO
La prima lettura di questa domenica ci propone un incoraggiamento del profeta Isaia, rivolto a coloro che erano deportati in schiavitù. Due fenomeni accompagnano questa salvezza divina: la terra viene trasformata, ciò che era riarso diventa terra feconda; e coloro che erano ammalati e sofferenti saranno guariti. E il profeta parla di mali per cui gli antichi non avevano rimedi: si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi, lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. E’ un annuncio di una salvezza che viene dal Signore, annuncio per il tempo del ritorno in Israele, che rende presente la salvezza finale attesa per i tempi messianici.

Questa prima lettura viene proposta in relazione all’evangelo, che una volta di più vuol dimostrare anche di fronte a popoli pagani che l’annuncio di Isaia si è compiuto e i tempi messianici sono giunti a noi, come mostrano i segni che sono loro propri: in questo caso la guarigione di un sordomuto. Il sordomuto viene portato a Gesù: segno che la sua comunità sentiva un disagio nel non poter comunicare con questa persona, e se ne faceva carico: e appena arriva Gesù con la sua fama di taumaturgo, glielo portano. I gesti si accompagnano alla cultura dell’epoca, e alla cultura della Decapoli, una regione abitata non da ebrei ma da pagani: ci si può domandare se non sia una scelta di Gesù per una migliore incarnazione nella situazione culturale del paese. In ogni caso il racconto esalta la fisicità dei contatti del Signore con il sordomuto. Notiamo che questi gesti sono accolti nella liturgia battesimale: in questo caso vi è una trasposizione spirituale: occorre saper ascoltare la parola di Dio e saper renderle testimonianza con la propria parola.

Oggi la chiesa continua la presenza di Gesù nel mondo, e continua la sua lotta contro il male in tutte le sue forme; anche se oggi il male viene guarito attraverso l’impegno dei medici e della scienza. I progressi della scienza sono al servizio dell’uomo e per il bene dell’uomo; questa è la via normale attraverso la quale Iddio interviene oggi a guarire. Possiamo comunque interrogarci sui limiti di questa scienza, che deve essere per l’uomo e non contro l’uomo, salvaguardando così anche le generazioni a venire.

Ma soprattutto, il fatto di non poter ascoltare e di non poter parlare è il simbolo di una chiusura alla parola di Dio, dalla quale il Signore ci libera. Possiamo ascoltare la parola di Dio nell’assemblea, e lodare Iddio con tutta la comunità: non essere sordomuti, incapaci di rendere conto della speranza che è in noi.

Non possiamo concludere senza una attenzione speciale anche alla seconda lettura. Di fronte a Dio non c’è accettazione di persone, ma tutti veramente sono eguali come figli di Dio. Quando si avvicina a noi sulla strada un signore elegantemente vestito, siamo pronti ad accoglierlo, cerchiamo di piacere a lui; quando si avvicina un povero, cerchiamo di evitarlo…  E’ un comportamento evangelico? I più piccoli e i più poveri sono piuttosto i primi nel regno di Dio. Guardare con gli occhi di Dio è riconoscere la dignità di ogni persona, a cominciare dagli ultimi.

Loda il Signore, anima mia
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
(Salmo 145)