Il 1° dicembre compie 90 anni un personaggio importante della teologia
italiana, «don» Giovanni Cereti, che abbiamo voluto celebrare
incontrandolo a Roma qualche settimana prima del suo compleanno.
ato a Genova nel 1933, dopo la laurea in giurisprudenza è stato
ordinato prete nel 1960. Ha esercitato il ministero pastorale a Genova,
a Bouar (Repubblica Centrafricana) e a Roma, dove nel 1980 ha creato la
sezione italiana della Conferenza mondiale delle religioni per la pace e
il gruppo di spiritualità «Fraternità degli anawim». Ha tenuto corsi di
Teologia ecumenica e Dialogo interreligioso in diversi atenei e istituti
ecclesiastici, fra i quali l’Istituto di studi ecumenici di Venezia e la
Facoltà teologica Marianum di Roma.
Tra i suoi numerosi e importanti scritti, oltre ai tanti articoli su
Il Regno, si possono ricordare Matrimonio e indissolubilità, nuove
prospettive (EDB, Bologna 1971), Divorzio nuove nozze e penitenza nella
Chiesa primitiva (EDB, Bologna 1977, 2.1998); Una spiritualità per il
nostro tempo: la proposta della Fraternità degli anawim (Borla, Roma
1987); Molte Chiese cristiane. Un’unica Chiesa di Cristo (Queriniana,
Brescia 1992); Per un’ecclesiologia ecumenica (EDB, Bologna 1996,
2.2003); Le Chiese cristiane di fronte al papato. Il ministero petrino
del vescovo di Roma nei documenti del dialogo ecumenico (EDB, Bologna
2006); Divorziati risposati. Un nuovo inizio è possibile? (Cittadella,
Assisi 2009); Pagare le tasse. Solidarietà e condivisione (Cittadella,
Assisi 2010). |
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Le nuove nozze nella Chiesa antica |
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–
Una
delle piste di ricerca principali del
suo significativo e fruttuoso percorso
di studi è stata quella relativa alla
prassi della Chiesa antica rispetto al
problema dei «digamoi», in sostanza
quanti entravano in un secondo
matrimonio dopo la fine del primo. E di
qui ha prospettato l’ipotesi di creare
una nuova prassi nella Chiesa per dare
una risposta alla questione dei
divorziati risposati.
«Il mio
interesse al problema dei divorziati
risposati nasce dal fatto che dal 1966
al 1970 ho lavorato in un tribunale
ecclesiastico, e ho visto come esso, pur
con le migliori intenzioni da parte di
chi ci lavorava, appariva assolutamente
inadeguato rispetto appunto alla
risposta a questo problema da parte
della Chiesa dell’epoca. E quindi nel
giugno del 1971 pubblicai con le
Edizioni dehoniane Bologna (EDB) il
volume Matrimonio e indissolubilità,
nuove prospettive.
Sono molto
riconoscente all’editore di allora,
perché scrissi il libro prima di partire
per l’Africa e lo affidai alla casa
editrice per la pubblicazione quasi
senza poter rivedere assolutamente
nulla. Però quel lavoro riscosse
interesse in ambito accademico, ricordo
in particolare le parole di
apprezzamento di Peter Huizing, docente
di Diritto canonico all’Università
cattolica di Nimega, nei Paesi Bassi. Io
dissi, dopo, che mi pareva che certi
passi mi fossero stati come suggeriti
dall’esterno, quasi “sotto dettatura”.
Dopo questa
prima pubblicazione, nel 1977 seguì
Divorzio, nuove nozze e penitenza nella
Chiesa primitiva, edito sempre da EDB,
dove ho cercato di dimostrare che la
Chiesa primitiva assolveva i divorziati
risposati attraverso il sistema della
penitenza, da vivere lungo un anno in
cui si era esclusi dall’assoluzione, ma
poi si veniva assolti e si poteva
partecipare alla vita della comunità
cristiana. Quindi non si poteva più dire
che la Chiesa non aveva mai conosciuto
la soluzione di questo peccato in
particolare, cioè il peccato di essere
venuti meno al proprio impegno
coniugale.
Credo d’aver
dimostrato che nella Chiesa primitiva in
realtà si dava l’assoluzione dopo un
anno di penitenza pubblica. Questi sono
i lavori principali che io ho fatto
nella mia vita». |
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Citato in Amoris
laetitia, ma a suo tempo non potei
più insegnare |
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– Che impatto hanno avuto queste
ricerche nella vita della Chiesa? |
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«Le racconto un episodio. Il card. Francesco Coccopalmerio,
qualche mese fa, mi ha detto che ha riletto attentamente
l’esortazione postsinodale Amoris laetitia, che ha
concluso il processo sinodale del 2013-2014 sulla famiglia, ed
esaminando soprattutto il capitolo VIII si è reso conto che esso
ha ripreso tutto quello che io ho sostenuto nei miei libri e
nelle mie ricerche. E di ciò si rallegrava».
– Nella sua vita invece quali effetti ci sono stati?
«Sono stato in seguito escluso da qualsiasi insegnamento in
campo ecclesiale o da qualsiasi riconoscimento, ma devo dire che
quello che ho scritto è stato rispettato, se si esclude qualche
attacco, presente principalmente in una pubblicazione apparsa
presso l’editrice Cantagalli con contributi di cinque cardinali
(Brandmüller, Burke, Caffarra, De Paolis, Müller), dal titolo
Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione
nella Chiesa cattolica». |
«Per quanto riguarda l’ecumenismo, se ho qualche limitato merito
è quello d’avere curato la pubblicazione di diversi volumi dell’Enchiridion
oecumenicum, grazie al Centro editoriale dehoniano e al lavoro
fatto dalla rivista Il Regno. La collana ha svolto una preziosa
opera di divulgazione e diffusione dei dialoghi ecumenici che
venivano portati avanti nel dopo Concilio e dei relativi
documenti.
Quindi ringrazio il Signore di avere potuto lavorare in
questo campo. Campo che poi è stato abbandonato all’inizio degli
anni 2000, quando di comune accordo con l’editore si valutò di
portare avanti l’opera di divulgazione con altri mezzi.
Un’altra cosa di cui sono grato al Signore è quella d’aver
potuto redigere il corso di ecumenismo Molte Chiese cristiane,
un’unica Chiesa di Cristo (Queriniana, Brescia 1992). Ho
incontrato tante persone che mi hanno detto d’aver studiato sul
mio corso di ecumenismo, e di averlo trovato molto completo. Ho
cercato di superare il concetto in base al quale siamo
irrimediabilmente divisi. No: esistono molte Chiese cristiane,
ma esiste un’unica Chiesa di Cristo nella quale ci possiamo
ritrovare tutti».Molte Chiese
nell’unica Chiesa di Cristo
– L’altro filone principale della sua ricerca teologica è quello
ecumenico.
«Per quanto riguarda l’ecumenismo, se ho qualche limitato merito
è quello d’avere curato la pubblicazione di diversi volumi dell’Enchiridion
oecumenicum, grazie al Centro editoriale dehoniano e al lavoro
fatto dalla rivista Il Regno. La collana ha svolto una preziosa
opera di divulgazione e diffusione dei dialoghi ecumenici che
venivano portati avanti nel dopo Concilio e dei relativi
documenti.
Quindi ringrazio il Signore di avere potuto lavorare in
questo campo. Campo che poi è stato abbandonato all’inizio degli
anni 2000, quando di comune accordo con l’editore si valutò di
portare avanti l’opera di divulgazione con altri mezzi.
Un’altra cosa di cui sono grato al Signore è quella d’aver
potuto redigere il corso di ecumenismo Molte Chiese cristiane,
un’unica Chiesa di Cristo (Queriniana, Brescia 1992). Ho
incontrato tante persone che mi hanno detto d’aver studiato sul
mio corso di ecumenismo, e di averlo trovato molto completo. Ho
cercato di superare il concetto in base al quale siamo
irrimediabilmente divisi. No: esistono molte Chiese cristiane,
ma esiste un’unica Chiesa di Cristo nella quale ci possiamo
ritrovare tutti».
L’abbé Jean
sono io
– Quali altre, tra le sue opere, le stanno particolarmente a
cuore?
"Nel 1973 uscì da Gribaudi un volumetto intitolato Lettera a una
religiosa, ovvero della tenerezza, il cui autore, “abbé Jean”,
era un prete che aveva lavorato come fidei donum in Africa nei
primi anni Settanta. In quei tempi molti preti e religiose
lasciavano la vita consacrata per quella coniugale. Il problema
coinvolse anche un prete e una suora che lavoravano nel cuore
dell’Africa. La risposta a una domanda della suora venne messa
per iscritto in una lunga lettera, in cui si rifletteva sul
celibato come mistero di povertà, di libertà per servire,
d’amore pieno di tenerezza nei confronti di quanti s’incontrano.
L’autore di quel libretto sono io. Nel 2019 ne ho curato una
nuova edizione, con Marcianum Press, a causa di un affettuoso
rimprovero che avevo ricevuto da p. Paolo Dall’Oglio nel nostro
ultimo incontro: “Ti debbo rimproverare perché non hai riedito
Lettera a una religiosa“, che a suo dire aveva avuto molta
importanza nella sua scelta di vita religiosa, e anche in quella
di altri"
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Domenica 5 luglio 2026 la Confraternita - alla presenza di
familiari ed amici - ha ricordato don Giovanni Cereti con la
celebrazione della Santa Messa presso la rettoria. Al rettore
Don Paolo Costa si è unito Padre Fabrizio Bosin O.S.M: per anni
don Giovanni è stato docente alla pontificia facoltà Teologica
Marianum. In particolare don Paolo ha ricordato diversi
profili del percorso ministeriale di don Giovanni: la sua
statura di vero intellettuale, il suo costante desiderio di
aggiornamento e di studio, il suo sguardo pieno di speranza
verso il futuro ecclesiale e sociale, il suo impegno per
l’attuazione del Concilio Ecumenico Vaticano II in particolare
nel dialogo ecumenico e nella valorizzazione del sacramento del
matrimonio, la sua cura pastorale di numerosi gruppi e
associazioni e la sua fedeltà al ministero ordinato come
ministero di servizio e di comunione per la santificazione dei
credenti. Il Commissario e don Paolo hanno annunciato che il
22 gennaio 2027, nel contesto della Settimana di preghiera per
l’unità dei Cristiani si terrà presso la confraternita - con il
patrocino e la collaborazione dell’Associazione Teologica
Italiana - un convegno di studio sul pensiero teologico di don
Giovanni”.
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