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I Magi erano appena partiti, quando
un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati,
prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché
non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in
Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che
era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho
chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in
Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’
nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di
uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra
d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao
al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in
sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una
città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per
mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»

COMMENTO
Il mistero del Natale porta la nostra attenzione su Gesù, ma allo
stesso tempo ci invita a considerare che Egli ha voluto inserirsi in una
famiglia normale. La Chiesa ce lo ricorda con l’ istituzione della Festa
della Santa Famiglia di Nazaret, collocata proprio dopo la solennità del
S. Natale. Così, essa intende celebrare l’esperienza della vita della
famiglia di Gesù come quella di una famiglia normale e proporcela quale
modello delle nostre famiglie.
Il brano del Vangelo odierno elimina i versetti 16-18, che narrano la
strage degli innocenti, e ci descrive alcune vicende drammatiche della
famiglia di Nazaret. L’ostilità del re Erode si trasforma in una vera
strage. Alle sue funeste macchinazioni che mirano ad uccidere il bambino
Gesù si contrappone l’intervento divino mediante un angelo. Giuseppe è
l’esecutore degli ordini divini; è colui che con la sua obbedienza
protegge Gesù.
Nel brano evangelico si possono ravvisare due scene: la prima riguarda
la fuga in Egitto; la seconda il ritorno dall’Egitto e l’insediamento
della famiglia nella città di Nazaret. Ogni scena si conclude con la
citazione di un testo che indica il compimento di una profezia
dell’Antico Testamento. Matteo commenta gli avvenimenti alla luce
dell’Antico Testamento, nel senso che quello che è stato profeticamente
annunziato nell’Antico Testamento si compie in Gesù. La fuga in Egitto è
vista come realizzazione della profezia del profeta Osea 11,1:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Nel contesto dell’esodo
dall’Egitto, della liberazione dalla schiavitù egiziana, il popolo di
Israele è denominato “figlio primogenito” di Dio (cf Es 4,22). Questa
relazione filiale si attua nella pienezza in Gesù, Figlio di Dio. Per
Matteo il popolo di Israele era una figura di Gesù, vero Figlio di Dio.
Nella seconda scena l’evangelista, nel parlare del ritorno di Gesù
dall’Egitto e del suo insediamento a Nazaret, mette in risalto che
questo costituisce il compimento di ciò che era stato detto per mezzo
dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno». La scelta della dimora a Nazaret
non è casuale. Essa rientra in un piano divino profeticamente
annunziato, e sintetizzato nel titolo con cui Gesù è chiamato:Nazareno.
Matteo non fa riferimento ad un determinato profeta, ma parla di
“profeti”. Si ritiene che egli si richiami al testo di Gdc 13,5,7, dove
si annunzia la nascita di Sansone che sarà “consacrato a Dio”e destinato
a salvare il popolo di Israele dai Filistei, oppure alluda ad Is 11,1,
che parla del messia come “germoglio” dal tronco di Jesse. In questo
contesto il termine “nazareno” per Matteo qualificherebbe Gesù messia,
consacrato alla missione affidatagli da Dio: quella di essere salvatore
degli uomini. Ma non è da escludere che Matteo, nell’ attribuire a Gesù
il termine “nazareno”, si richiami in modo generico ai profeti; e ciò
nel senso che essi avevano profetizzato che non sarebbe stata fatta
buona accoglienza ad un messia venuto nell’umiltà, senza alcun prestigio
mondano (cf particolarmente Is 53). Gesù, con la sua origine storica
irrilevante ed umile, realizza il piano messianico e salvifico di Dio.
Il brano evangelico, nella sua scarna brevità, ci presenta un intreccio
di cooperazione divino – umana, volta a realizzare il disegno divino in
Cristo. Due caratteristiche essenziali emergono nella famiglia semplice,
povera della piccola città di Nazaret. La prima è la fiducia in Dio, la
quale è disponibilità ad entrare nel suo piano accogliendo tutte le
sorprese nascoste. La seconda è l’amore reciproco che lega assieme i
suoi membri.
al «Discoro» del Papa Paolo VI, tenuto a Nazaret il 5 gennio 1964
La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la
vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad
ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così
misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice,
umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad
imitare. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il
Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo
soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il
linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per
manifestarsi al mondo. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato.
Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una
disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e
diventare discepoli del Cristo… Qui comprendiamo il modo di vivere in
famiglia. Nazareth ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di
amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed
inviolabile; ci faccia vedere com'è dolce ed insostituibile l'educazione
in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell'ordine sociale.
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