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Testi a cura di mons. Giuseppe Baldanza*

    Archivio Vangeli

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
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 Vangeli della Domenica

   

5 luglio 2020

XIV Domenica del tempo ordinario
(Anno A)

Dal vangelo secondo Matteo (11,25-30)

 



O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre.



Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.



Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
(dal Salmo 144)


In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

 

COMMENTO
Nel brano evangelico odierno si distinguono tre parti. La prima concerne il famoso grido di giubilo di Gesù. La seconda riguarda la solenne affermazione sul suo rapporto con il Padre. La terza è costituita dall’invito di Gesù a mettersi alla sua scuola, che non impone gioghi pesanti.
Si tratta, come rilevano gli esegeti, di tre unità letterarie, le quali devono essere considerate nell’ampio contesto dei capitoli 11 e 12 del Vangelo di Matteo, che mettono in evidenza l’incomprensione che si può avere nei riguardi dei misteri del regno di Dio, nei confronti dell’identità di Gesù, della sua missione salvifica.
L’esplosione di gioia di Gesù non deriva dal fatto che egli ha trovato finalmente chi lo ha compreso; Gesù gioisce a causa del comportamento di Dio. L’ iniziativa di Dio di rivelarsi ai piccoli e non ai sapienti, agli intelligenti strappa a Gesù l’inno di benedizione. “ Benedire” nel linguaggio biblico significa esaltare, ringraziare il Signore per le meraviglie che egli opera nel piano della salvezza. Gesù ringrazia, esulta per il fatto che la semplicità del cuore, l’essere “piccoli” è condizione perché il Padre apra i cuori alla conoscenza del mistero del Figlio. I “piccoli” sono coloro che non avanzano pretese di sicurezza davanti a Cristo; ma sono disponibili al suo messaggio.
L’affermazione, poi, di Gesù: “Tutto mi è stato dato dal Padre mio, nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” ci immette nel mistero della reciproca relazione tra il Figlio ed il Padre. Il “conoscere” biblico implica anche l’amare. Tra il Padre ed il Figlio vi è una compenetrazione conoscitiva - amorosa, la quale non è chiusa in se stessa, ma si apre a chiunque il Figlio voglia rivelarlo. Il mondo di Dio è aperto a chi con umiltà si apre a Cristo. L’ultima parte del brano evangelico è l’invito a seguire Gesù maestro della vita. Con l’espressione “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero” Egli indica l’accettazione del suo insegnamento. Alla sua scuola tutti possono trovare il sollievo ed il riposo inutilmente, vanamente cercati altrove.

RIFLESSIONE
Conoscere Gesù è condizione indispensabile per arrivare a Dio: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. Non si tratta di una pura conoscenza storica, intellettuale. Conoscere Gesù significa incontrarlo, ascoltarlo, aprirgli il cuore, amarlo. Il credente, la Chiesa deve essere protesa ad accogliere, a vivere in profondità l’unione con Gesù. “Il compito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche, e in modo particolare della nostra, è di dirigere lo sguardo dell’uomo, di indirizzare la coscienza e l’esperienza di tutta l’umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della redenzione, che avviene in Cristo Gesù” (Giovanni Paolo II, “Redemptor hominis”).
Al suo discepolo Gesù rivolge un invito, che a prima vista potrebbe sembrare inaccettabile: “Prendete sopra di voi il mio giogo”. Il giogo è un impegno che coinvolge il pensare, l’agire; prendere il gioco di Gesù significa accogliere il suo insegnamento. Viviamo in un mondo in cui siamo tentati di cercare e preferire facili ed effimeri gioghi, i quali portano alla delusione, alla perdita del senso dell’esistenza. Il giogo di Gesù è “dolce e soave”; è il giogo di chi ci ama , di chi sa comprenderci veramente; è il gioco che può soddisfare le ansie profonde del nostro cuore.

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
(Salmo 144)


 

 

 

   
   
  * Biografia - Mons. Giuseppe Baldanza (1931-2018) ha svolto la sua più rilevante attività pastorale presso la S. Sede e precisamente in seno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, nella quale ha ricoperto anche l’ufficio di Sottosegretario. A tale attività ha affiancato quella accademica. Per quasi un ventennio ha insegnato nella Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo Anselmiano. Baldanza vanta diverse pubblicazioni e contributi su Riviste scientifiche.