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In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù
venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il
peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un
uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma
sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a
Israele». Giovanni testimoniò dicendo:
«Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e
rimanere su di lui.
Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare
nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo
Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.
E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

COMMENTO
Il brano del Vangelo odierno ci riporta la testimonianza di Giovanni
Battista, la quale è una manifestazione dell’identità di Gesù e del
mistero della sua missione. Gesù è definito l’agnello di Dio.
L’espressione richiama l’agnello pasquale, la cui offerta rievocava la
liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto e veniva
celebrata ogni anno nella Pasqua. Richiama il sacrificio dell’agnello
che era immolato, mattino e sera, nel Tempio di Gerusalemme (Es
29,38-46). Ma esso fa particolare riferimento al Servo sofferente di
Jahvè che maltrattato si lasciò umiliare, non aprì la sua bocca; “ era
come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi
tosatori e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Giovanni nel definire Gesù
“Agnello di Dio” dissipa un concetto trionfalistico di Messia. Gesù non
è il Messia trionfatore, ma il Messia sofferente, il quale proprio
attraverso la via dell’umiliazione, della sofferenza porterà la salvezza
all’umanità. Egli è colui che toglie il peccato del mondo. Il
singolare “il peccato” mette in risalto lo stato di peccato esistente
nella profondità di ogni uomo, indica l’eguaglianza e la solidarietà
degli uomini nel male che è entrato in tutti (cf Rm 3,9;5,12). La
distruzione del peccato e delle sue conseguenze a favore del genere
umano sarà lo scopo di tutta la vita di Gesù, la cui morte sulla croce
sarà il punto culminante. Egli portando i peccati dell’umanità li
sopprime, li cancella. Giovanni Battista fa questa testimonianza su Gesù
non per sentito dire. Egli testimonia con garanzia divina; cioè
testimonia perché ha visto un segno datogli da Dio. Cosa ha visto il
Battista ? Ha visto che al momento del battesimo di Gesù lo Spirito
Santo scende visibilmente su di lui: Ho contemplato lo Spirito
discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Lo Spirito
Santo discende e si posa, si ferma su Gesù ( il verbo greco menein è un
termine preferito dall’Evangelista Giovanni). Non si tratta di una
apparizione passeggera. Gesù riceve lo Spirito Santo che resta con lui e
proprio perché Egli lo possiede permanentemente può comunicarlo: Egli
battezza nello Spirito Santo. Egli è Figlio di Dio. In questa pagina
evangelica il Battista ci insegna a riconoscere e a testimoniare Gesù.
Egli ha testimoniato perché ha visto. "Vedere" secondo il linguaggio del
quarto Vangelo significa penetrare nell’intimo della persona di Gesù per
coglierne la ricchezza della sua identità. Può testimoniare in modo
autentico chi continuamente si preoccupa di vedere Gesù, di penetrare
nel suo mistero e di vivere in sua conformità. Oggi è urgente in modo
del tutto particolare questa testimonianza. Ricordiamo quanto asseriva
Papa Paolo VI : "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni
che i maestri o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei
testimoni ".
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Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
(Salmo
39)
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[Testi tratti dall'Archivio generale
in dotazione] |
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