Chi siamo

Il luogo

Calendario

Il nostro giornale

Servizi alla Comunità

Archivio storico

Attività ed eventi

Vangelo domenicale

La Congregazione femminile

Gli Amici

Avvisi

Gli stemmi

Archivio generale

Collegamenti

Commenti e suggerimenti



Testi a cura di mons. Giuseppe Baldanza*
                               
 

           Vedi archivio

Corpus Domini
XIII Domenica del tempo ordinario
XIV Domenica del tempo ordinario
 

 Vangeli della Domenica

 

14 luglio 2019

XV Domenica del tempo ordinario
(Anno C)

Dal vangelo secondo Luca (10,25-30)

 
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
.

RIFLESSIONE
Soltanto l’evangelista Luca ci riporta la parabola del buon samaritano e ce la presenta come illustrazione di Gesù circa il comandamento dell’amore. Gesù la propone ad un uomo competente nella S. Scrittura: si tratta di un dottore della legge. In verità questi gli si avvicina per metterlo in imbarazzo. Allo scopo lo interroga su una questione fondamentale: "Maestro, che debbo fare per ottenere la vita eterna?". Anche altri avevano rivolto a Gesù lo stesso interrogativo; ricordiamo il giovane ricco. Ma nel cuore di quel dottore non c’è lealtà. Gesù lo sa, ma lo prende sul serio. Alla sua domanda risponde con un’altra domanda, per mezzo della quale lo rinvia alla legge dell’Antico Testamento. Così lo mette alla prova costringendolo a rispondere.

Il dottore della legge risponde richiamando i due comandamenti concernenti l’amore di Dio e del prossimo: comandamenti che sono presenti nella Legge, ma in un modo separato (cf Dt 6,5; Lv 19,18). Nella sua risposta egli li unisce affermando:
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso.
Nei vangeli di Matteo (22,35-40) e di Marco (12,28-34) è Gesù a metterli insieme. Luca ci riferisce che è il dottore della legge ad unirli. Ciò non sorprende se si tiene conto che nella migliore tradizione giudaica i due comandamenti venivano presentati uniti.

Gesù dà ragione al dottore della legge: "Hai risposto bene; fà questo e vivrai".
Ma questi, volendo giustificarsi, far capire che la questione non è semplice, pone una nuova domanda : "Chi è il mio prossimo?"; chiede un concetto chiaro del prossimo.

Nell’Antico Testamento prossimo era il connazionale, membro della comunità israelitica (cf Lv 19,33-34). Al tempo di Gesù il termine tendeva ad assumere un significato più restrittivo; come prossimo si intendevano coloro che appartenevano al medesimo gruppo religioso o politico ( farisei, esseni, zelati, erodiani, ecc.).

Gesù non offre al dottore della legge una definizione del prossimo, ma con la parabola del buon samaritano indica come deve essere inteso l’amore verso il prossimo. Egli lo fa descrivendo lo strano atteggiamento di tre personaggi nei riguardi di un uomo sconosciuto trovato ferito nella strada pericolosa che scende da Gerusalemme verso Gerico; zona deserta dove facilmente ci si imbatteva in predoni, briganti. L’attenzione di Gesù è volta a delineare i tre personaggi.

Chi si ferma davanti al ferito e gli presta aiuto non è un sacerdote, un levita. Essi in forza della loro funzione cultuale erano i più idonei a compiere un gesto di carità verso il prossimo. Invece passarono oltre. Chi si ferma è un samaritano, cioè uno disprezzato dai giudei, ritenuto un miscredente. Egli proprio perché malvisto dai giudei aveva interesse a non immischiarsi in un fatto banditesco. Invece si ferma, si china sul ferito, gli presta i primi soccorsi, mette a disposizione il suo tempo e il suo denaro, si impegna anche per il futuro:lo affida ad un locandiere invitandolo a continuare la sua opera di carità.

Dopo questa descrizione Gesù interroga il dottore della legge: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Con questa domanda Gesù sposta l’oggetto della discussione. Dal prossimo come oggetto da amare al prossimo come soggetto che ama. In altri termini, dalla domanda del dottore della legge «Chi è il mio prossimo?» Gesù passa ad un altro tipo di contro domanda “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Gesù così sottolinea che l’importante non è soltanto scoprire chi è il nostro prossimo bisognoso, ma dimostrarsi prossimo; altrimenti si corre il rischio che il prossimo, anche se ci è vicino fisicamente, ci sarà un estraneo, non sapremo vederlo. E’ questo il vero problema. Il dottore della legge che aveva posto un interrogativo teologico a Gesù per metterlo in imbarazzo è invitato a convertire se stesso.

In questa Domenica Gesù ci presenta il buon samaritano come esempio di carità perché ognuno di noi impari a seguire le sue orme. Invita anche noi, come fece con il dottore della legge, a convertirci. Anche a noi rivolge le parole:
"Va e anche tu fa lo stesso!".
Ma siamo invitati allo stesso tempo a vedere la parabola del buon samaritano in una prospettiva cristologica: il buon samaritano per eccellenza è Gesù stesso, che si china sulle sofferenze e miserie dell’uomo.

I precetti del Signore fanno gioire il cuore
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
(Salmo 18)


 

 

 

 

* Biografia - Mons. Giuseppe Baldanza (1931-2018) ha svolto la sua più rilevante attività pastorale presso la S. Sede e precisamente in seno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, nella quale ha ricoperto anche l’ufficio di Sottosegretario. A tale attività ha affiancato quella accademica. Per quasi un ventennio ha insegnato nella Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo Anselmiano. Baldanza vanta diverse pubblicazioni e contributi su Riviste scientifiche.