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Testi a cura di mons. Giuseppe Baldanza*

    Archivio Vangeli

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
XI Domenica del tempo ordinario

 Vangeli della Domenica

 

20 giugno 2021

XII Domenica del tempo ordinario
(Anno B)

Dal vangelo secondo Marco (4,35-41)

 
In quel medesimo giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo? ”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati! ”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede? ”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?

COMMENTO
Marco colloca il miracolo della tempesta sedata - assieme ad altri tre miracoli (la guarigione dell’indemoniato di Gerasa, la guarigione dell’emorroissa e la risurrezione della figlia di Giairo) - dopo i discorsi di Gesù sul Regno di Dio. L’evangelista vuole far risaltare che Gesù si rivela in parole ed in opere, e che i miracoli sono la conferma delle sue parole: ne sono il sigillo divino. Il Regno di Dio che egli ha annunziato è presente ed operante in Lui.
Nel miracolo della tempesta sedata diversi elementi sono da evidenziare al fine di comprenderlo adeguatamente.
La scena è caratterizzata dall’improvvisa tempesta che getta le acque nella barca, fino a riempirla. La situazione è davvero drammatica se gli apostoli esperti del lago hanno paura. Il loro appello a Gesù che dormiva nella poppa è disperato: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. E’ una domanda, quasi un rimprovero, che sembra attribuire al maestro la responsabilità del loro destino. L’intervento di Gesù contro il vento e il mare è immediato ed ha un carattere esorcistico: “Taci, calmati”. Gesù ha gli stessi poteri di Dio. Il placare la tempesta, il calmare le onde del mare sono, secondo la tradizione dell’Antico Testamento, prerogativa soltanto di Dio.
La descrizione del miracolo è orientata sulla persona di Gesù, sulla sua potenza; il miracolo crea stupore, spinge a chiedersi: “Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?”. Ma la descrizione del miracolo è orientata anche verso la fede degli apostoli: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. L’evangelista Marco intende sottolineare che la fede vera, matura in Gesù rende tranquilli anche nel momento della difficoltà. Gesù è sempre presente nella sua Chiesa, nella vita dei suoi discepoli.

RIFLESSIONE
Il messaggio che emerge dal Vangelo odierno è un messaggio di fiducia, di coraggio che risuona anche oggi per la Chiesa e per il singolo cristiano.
La Chiesa è sbattuta dal vento, dalla tempesta delle prove, delle persecuzioni, degli attacchi contro la sua dottrina, dei disorientamenti che alle volte si verificano anche nel suo interno. Essa può correre il pericolo di sentirsi sola, di avere il brivido del naufragio, particolarmente in alcuni momenti storici quando - come avviene oggi - la si vuole emarginare dalla società, quando sorgono falsi dottori che profetizzano l’inutilità o addirittura la liquidazione del messaggio salvifico di Gesù per l’uomo moderno. La domanda di Gesù: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?” è rivolta alla Chiesa, ai suoi pastori, per renderli sempre più coscienti che occorre avere coraggio contro ogni forma di pericolo, che bisogna restare fedeli a Cristo; egli sta al timone della barca; porta la barca.
Il messaggio che emerge dal Vangelo odierno interpella la fede di ognuno di noi. Spesso la tempesta è proprio nel nostro cuore. Tentazioni, scoraggiamenti, difficoltà di ogni genere possono sconvolgere la nostra vita; in questi momenti pensiamo che il Signore dorma e non si curi di noi. Inoltre chi di noi non ha provato, di fronte ad alcuni stili di vita non conformi al messaggio cristiano propugnati dalla nostra società, la sensazione di essere solo, sconfitto, travolto dagli eventi? In queste circostanze può venire meno la fiducia in Gesù; ci pare che egli dorma, come se ciò che viviamo non lo riguardasse per nulla. E’ il momento di destarlo, di gridargli: Signore non ti importa che io stia per affondare? Dobbiamo ritrovare nella preghiera costante il dialogo con lui. L’invocazione presente in diversi salmi “Salvami o Signore” sia la nostra costante preghiera. Egli attende questo nostro grido per portare la bonaccia nel nostro cuore. La bonaccia non significherà necessariamente la fine di ogni difficoltà, ma certamente la pace interiore e la certezza che egli ci è vicino, anche se in modo misterioso, e non ci abbandona.
 

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre
Coloro che scendevano in mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore
e le sue meraviglie nel mare profondo.
(Salmo 106)


 

 

 

 

* Biografia - Mons. Giuseppe Baldanza (1931-2018) ha svolto la sua più rilevante attività pastorale presso la S. Sede e precisamente in seno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, nella quale ha ricoperto anche l’ufficio di Sottosegretario. A tale attività ha affiancato quella accademica. Per quasi un ventennio ha insegnato nella Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo Anselmiano. Baldanza vanta diverse pubblicazioni e contributi su Riviste scientifiche. 
 
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