Chi siamo

Il luogo

Calendario

Il nostro giornale

Servizi alla Comunità

Archivio storico

Attività ed eventi

Vangelo domenicale

La Congregazione femminile

Gli Amici

Avvisi

Gli stemmi

Archivio generale

Collegamenti

Commenti e suggerimenti

Sito di Don Lavagna

 

 



Testi a cura di mons. Giuseppe Baldanza*

    Archivio Vangeli

XXII Domenica del tempo ordinario
XXIII Domenica del tempo ordinario
XXIV Domenica del tempo ordinario

 

 Vangeli della Domenica

 

20 settembre 2020

XXV Domenica del tempo ordinario
(Anno A)

Dal vangelo secondo Matteo (20,1-16)

 
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro:
Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi”.

RIFLESSIONE
La parabola non vuole offrire un insegnamento di giustizia sociale. La sua specificità ed originalità sta nell’intento di illustrare il comportamento di Dio, il quale va al di là di qualsiasi criterio umano,di qualsiasi relazione legalitaria. La lezione che Gesù vuole dare riguarda i suoi avversari giudei. Sono proprio essi gli operai chiamati di mattina con regolare contratto. Gli invitati nelle ore successive sono tutti coloro che a prima vista sembravano dimenticati. La parabola pone l’accento sugli eguali diritti che tutti hanno all’invito ed alla retribuzione. I giudei rivendicavano diritti superiori ai pagani, non accettavano la parità con essi. La parificazione urtava le loro attese. Attendevano la venuta del regno con la convinzione che avrebbero ricevuto più degli altri. Il giudaismo guardava alla salvezza come ad un bene nazionale, come ad un privilegio. Gesù con la parabola evidenzia che la salvezza è per tutti. Demolisce qualsiasi pretesa. Dio non fa preferenza tra pagani e giudei; tutti hanno bisogno di essere salvati. Anzi quelli che avanzano delle pretese, come facevano i giudei, sono messi all’ultimo posto. E’ questo il senso drammatico delle parole: “gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”. La chiamata al regno è per tutti, anche per quelli della prima ora, frutto della bontà di Dio.
a) Possiamo correre il rischio di ingelosirci se l’amore di Dio è rivolto con eguale bontà e generosità a tutti. Gesù ci insegna a purificare il nostro occhio. Il risentimento degli operai della prima ora verso il padrone non ha un fondamento oggettivo: il padrone rispetta il contratto. Esso è solamente frutto di orgoglio, di egoismo, di invidia. Il padrone lo mette in risalto chiaramente:“tu sei invidioso perché io sono buono”? La parabola può far sorgere l’interrogativo: quale è allora il vantaggio per chi ha lavorato sin dal mattino? Il vantaggio dei primi è quello di avere amato sempre il Signore, di essere stati sempre con Lui. Sono da ricordare le parole che il padre del figlio ritrovato dice al fratello maggiore invidioso: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo” (Lc 15,31). Se non comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella vigna del Signore fin dal mattino, la gioia di stare sempre con Lui, di amarLo con perseveranza, significa che cerchiamo qualcosa che interessa più di Lui, qualcosa che è al di fuori di Lui.
b) E’ bene ricordare quanto sottolinea "l’Esortazione Apostolica sui laici" (30 dicembre 1988) circa l’invito del padrone "Andate anche voi nella vigna":
"I fedeli laici… appartengono a quel popolo di Dio che è raffigurato dagli operai della vigna di cui parla il Vangelo di Matteo... La parabola evangelica spalanca davanti al nostro sguardo l’immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone, uomini e donne, che da Lui sono chiamate e mandate perché in essa abbiano a lavorare. La vigna è il mondo intero... Non c’è posto per l’ozio, tanto è il lavoro che attende tutti nella vigna del Signore. Il “Padrone di casa” ripete con più forza il suo invito: “Andate anche voi nella mia vigna” (nn. 1-2).

Il Signore è vicino a chi lo invoca
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
(Salmo 144)


 

 

 
 
   
  * Biografia - Mons. Giuseppe Baldanza (1931-2018) ha svolto la sua più rilevante attività pastorale presso la S. Sede e precisamente in seno alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, nella quale ha ricoperto anche l’ufficio di Sottosegretario. A tale attività ha affiancato quella accademica. Per quasi un ventennio ha insegnato nella Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo Anselmiano. Baldanza vanta diverse pubblicazioni e contributi su Riviste scientifiche.