|
Gesù vedendo le folle ne sentì
compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono
pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua
messe”. Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di
scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e
d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e
Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello,
Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e
Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. Questi
dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
“Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;
rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada
facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi,
risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date.

COMMENTO
Il brano evangelico ci presenta, nella prima parte, Gesù che sente
compassione nei confronti delle folle che lo seguono. Egli le paragona a
un gregge senza pastore, ad una messe copiosa già matura che non può
essere raccolta perché gli operai sono pochi. L’immagine delle folle
abbandonate come pecore senza pastore riproduce i termini di una
espressione biblica: cf Nm 27, 17, dove si afferma “la comunità del
Signore non sia un gregge senza pastore”. Il carattere straordinario
della messe abbondante, matura per la raccolta, e l’urgenza degli operai
sono due immagini che esprimono la drammaticità della situazione. Gesù
nell’utilizzarle manifesta la necessità di avere collaboratori per la
sua missione salvifica. Questa infatti deve estendersi a tutti gli
uomini di qualsiasi luogo e tempo. Ma solo il padrone della messe, che è
il Padre celeste, ha il potere di inviare gli operai che desidera. La
missione è nelle sue mani, promana da Lui; nessuno può vantare diritti,
può autoproclamarsi pastore del gregge. Né il gregge può darsi il suo
pastore. In questa visuale non sorprende che Gesù condizioni l’invio
alla preghiera. Infatti la preghiera fa comprendere che siamo bisognosi
di Dio. La preghiera inoltre è indispensabile perché nel cuore del
chiamato si creino le disponibilità necessarie. Senza le disposizioni
interiori all’accoglienza della chiamata, questa resta inefficace.
La seconda parte del Vangelo parla della missione affidata agli
apostoli, la potestà loro conferita e l’indicazione dei loro nomi. La
missione concerne l’annunzio della presenza del regno di Dio nel mondo.
La potestà riguarda gli esorcismi e le guarigioni sia fisica che morale.
Gli apostoli devono continuare l’opera di Gesù.
Gesù chiama “dodici” apostoli. Il numero ha un valore storico -
teologico. Gli apostoli sono dodici come dodici furono le tribù di
Israele. L’elenco pone Pietro come “primo”. L’annotazione di “primo” non
è fatta per evidenziare che egli apre l’elenco, ma per mettere in
risalto la posizione che occupa nella Chiesa. L’indicazione del secondo
nome “Pietro” accanto a quello di Simone lo comprova. Gesù limita la
missione dei suoi apostoli alle “ pecore perdute di Israele”. Ciò non
significa che la missione è destinata solamente ad esse. Egli parla
piuttosto di una prima missione fatta durante la sua permanenza sulla
terra. L’universalità della missione si avrà dopo la resurrezione del
Signore.
|