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In quel tempo Gesù disse a Nicodemo:
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché
il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato;
ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome
dell’unigenito Figlio di Dio.

COMMENTO
Nel brano del Vangelo il tema eucaristico è dominante. Ci troviamo
davanti ad un straordinario realismo. La carne di Gesù è veramente cibo,
il suo sangue è vera bevanda. Il dono della carne e del sangue è per la
vita del mondo. L’espressione richiama la morte di Gesù sulla croce,
intesa come offerta sacrificale per il mondo intero. Ciò che è
sorprendente è che Gesù stabilisce un legame tra il dono sulla croce e
il dono nell’eucaristia: promette di donare la sua carne immolata sulla
croce, il suo sangue come cibo e bevanda sacrificale. Egli dà tutto
stesso: corpo e sangue esprimono la totalità di Gesù. Il Gesù che si è
lasciato morire, dissanguare sulla croce per l’uomo permane in questo
atto di donazione nell’eucaristia. Mangiando la carne e bevendo il
sangue i credenti ricevono la vita. La morte di Gesù in croce e
l’eucaristia apportano la vita eterna e sono garanzia della risurrezione
Si tratta di vera realtà e non di un linguaggio figurato. Le parole “in
verità in verità” vogliono proprio impedire qualsiasi comprensione
simbolica.
L’eucaristia è il dono di comunione tra Gesù e il credente: “chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui”. La
comunione di vita trova la sua sorgente vitale nel Padre. Questi è la
sorgente primaria della vita. Il Figlio risorto collega il credente con
il Padre. In Gesù e per Gesù si effettua l’unione tra Dio e l’uomo. Come
Gesù vive per il Padre, il credente che mangia di Lui vivrà per Lui.
Richiamando il dono della manna Gesù mette in risalto la differenza tra
il magiare la manna ed il magiare la sua carne e bere il suo sangue:
coloro che mangiarono la manna morirono; chi mangia invece la carne e
beve il sangue di Cristo non muore, ma vive in eterno.
Il brano del Vangelo si presta a diverse riflessioni.
Ne vogliamo sottolineare alcune le quali devono orientare costantemente
la nostra vita.
1. Il mistero di morte di risurrezione di Cristo, come offerta
sacrificale, come dono di vita si attualizza, nello scorrere della
storia, nell’eucaristia. Essa continua nella storia il grande mistero
dell’amore salvifico, redentivo divino. E’ in questa prospettiva che va
riscoperta e vivificata costantemente la gioia della partecipazione
attiva alla S. Messa, l’ardente desiderio dell’adorazione frequente di
Gesù presente nell’eucaristia.
2. L’eucaristia è il mistero della più intima comunione con Gesù.
“Rimanete in me ed io in voi” (Gv 15,4). Unendoci a Lui siamo
progressivamente trasformati, santificati. In Lui e per Lui troviamo la
forza per essere coraggiosi testimoni ed annunciatori del vangelo. Da
qui la necessita di accostarci frequentemente all’eucaristia mediante la
S. Comunione. Ma dobbiamo farlo senza banalizzare l’eucaristia. Si è
invitati a partecipare all’eucaristia con la massima dignità. Ricordiamo
il richiamo di S. Paolo ai cristiani di Corinto: ”Chi mangia e beve
senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria
condanna” (1 Cor11,29).
3. La partecipazione all’Eucaristia è garanzia di vita eterna. Gregorio
di Nissa rileva al riguardo: ”Per dono della sua grazia Cristo
distribuisce se stesso ad ogni credente… fondendosi con i corpi dei
credenti per dare la certezza che mediante quest’unione immortale, anche
l’uomo può partecipare all’incorruzione”. L’eucaristia è “farmaco di
immortalità”. L’uomo di oggi ha perduto il senso dell’eternità. Non se
ne parla più. Riscoprire il destino eterno mediante l’eucaristia
significa dare senso alla nostra vita di ogni giorno.
4. L’eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l’eucaristia (Giovanni
Paolo II). Tale assioma è reale perché eucaristia e Chiesa sono
rapportate da una reciproca sussistenza. Alle volte dobbiamo costatare
che nelle nostre comunità cristiane diminuisce sempre più il senso di
Chiesa ed aumenta quello del soggettivismo eucaristico. S.Paolo varie
volte rimarca l’orizzonte comunitario dell’eucaristia. Ricordiamoci che
la forza dell’amore eucaristico ci fa superare le divisioni, aiuta a
condividere con il povero, ad essere sostegno per il debole, attenti nei
confronti dei bisognosi.
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Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
(Salmo
147)
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[Testi tratti dall'Archivio generale
in dotazione] |
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