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In quel tempo, avendo udito [della
morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò
in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso
dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e
guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il
luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei
villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che
vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non
abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli
qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque
pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,
spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti
mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste
piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza
contare le donne e i bambini

COMMENTO
Gesù avendo avuto la notizia della morte di Giovanni Battista, si
allontana dalla città e si ritira in un luogo solitario. La folla lo
cerca e lo raggiunge. Nel vederla ne ha compassione e guarisce gli
ammalati. Questo atteggiamento di affetto si manifesta poi nella
moltiplicazione dei pani. Si tratta di un grande miracolo: il cibo è
abbondante; la folla viene sfamata e restano dodici ceste piene di pani.
Nel compierlo Gesù è quasi invitato dalla disponibilità degli apostoli,
i quali mettono a disposizione del maestro cinque pani e due pesci. Il
miracolo non viene dal nulla. Nella descrizione fattacene
dall’evangelista Matteo ci sono offerti tre messaggi.
Il primo è cristologico. Il miracolo in un luogo deserto mette in
evidenza anzitutto la potenza divina di Cristo. Esso ha un parallelismo
nel prodigio della manna discesa dal cielo nel deserto ( Es 16,1ss).
Tale parallelismo collega Gesù a Mosé. Questi fu il liberatore degli
israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, la loro guida nel lungo cammino
nel deserto. Gesù è liberatore di tutti gli uomini dal peccato, da ogni
forma di schiavitù. Egli è la loro guida sicura lungo il cammino nel
deserto di questo mondo. La moltiplicazione dei pani richiama il modo in
cui si realizza il miracolo operato dal profeta Eliseo. Allorché il
discepolo fa presente al profeta la pochezza di venti pani per potere
sfamare cento persone Eliseo risponde: "dalli da mangiare alla gente" (2
Re 4,42-43. Gesù moltiplica cinque pani e due pesci per più di cinque
mila persone. Egli è il vero profeta atteso nei tempi messianici.
Il secondo messaggio è ecclesiale. Nel luogo deserto la folla si siede
sull’erba; essa è immagine viva della Chiesa. Nella folla che mangia
affratellata Matteo vede la Chiesa che vive attorno a Gesù. Gli apostoli
sono partecipi e coinvolti nella vicenda del gesto miracoloso. Nel loro
coinvolgimento si può intravedere un’allusione ai ministri che
distribuiscono l’Eucaristia, l’insegnamento di Gesù.
Il terzo messaggio è eucaristico. Nella moltiplicazione dei pani è
prefigurata l’istituzione dell’Eucaristia: “Prese i pani… alzò gli occhi
al cielo… benedisse…spezzò… diede”. Dal deserto si passa al cenacolo.
Gesù è colui che non solamente offre un pane abbondante per sfamare i
corpi, ma anche colui che offre se stesso come cibo per la vita
dell’uomo.
Il miracolo della moltiplicazione dei pani ci richiama il grido dei
numerosi affamati di pane, che proviene da tante parti del mondo.
Qualcuno potrebbe chiedere: come mai Gesù non interviene oggi
miracolosamente? Chi pone tale interrogativo dimentica che Dio ha dato
all’uomo intelligenza e volontà, le quali lo rendono responsabile nei
confronti di tanta fame di pane che affligge milioni di uomini. Ciò
diventa eloquente se si pensa che la terra di per sé ha le risorse
sufficienti per sfamare l’umanità. Ma l’egoismo, a livello personale ed
a livello istituzionale, ottenebra tale responsabilità ed impegno. Ecco
perché è urgente meditare e mettere in pratica quello che Gesù rispose
al diavolo che lo tentava: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni
parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Fame di pane e fame della
parola di Dio sono connesse. Chi sa vivere della parola che viene dalla
bocca di Dio diventerà capace di comprendere meglio i problemi della
fame nel mondo e di operare per la loro giusta soluzione. Chi sa vivere
di questa parola che esce dalla bocca di Dio prende coscienza che siamo
tutti fratelli, figli dell’unico Padre. Per risolvere i problemi della
fame nel mondo non bastano solamente Organismi internazionali,
programmazioni di vario genere. Occorre anzitutto quella formazione
delle coscienze la quale, lasciandosi guidare e nutrire dalla parola che
esce dalla bocca di Dio, ha la capacità di aprire gli uomini, gli Stati
ad una solidarietà veramente disinteressata, di vedere nel povero
l’immagine di Cristo. Si dà anche una altra connessione: fame di pane e
fame di pane eucaristico. Chi mangia il pane eucaristico non può
rimanere indifferente davanti ai bisogni del prossimo.
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